L’ARCHIPITTURA di Mauro Reggio: diapositive acroniche di città

Testo curatoriale di Valeria Rufini Ferranti per la mostra di Mauro Reggio a Palazzo Merulana organizzata da Medina Art Gallery con Fondazione Cerasi e Coopculture dal 2 Ottobre al 2 Novembre 2025.

E’ innegabile come pittura, scultura e architettura – le tre forme d’arte canoniche – siano inscindibili nell’estetica di Mauro Reggio: in particolare, la prima e l’ultima risultano connesse ben oltre le apparenze. Non è un caso se i numerosi estimatori di Reggio sono al contempo ammiratori devoti dell’architettura urbana e di quegli scenari stratificati che dall’archeologia classica fino al post-razionalismo hanno trasfigurato e inciso la memoria visiva di città come Roma e non solo. Cosa c’è dietro il silenzio assordante di piazze e tangenziali, svuotate sì, ma – analogamente alle iconiche Piazze D’Italia di De Chirico degli anni ‘10 – mai vuote? 

Ci sono gli innumerevoli progetti del grande architetto Sant’Elia, il vero padre dell’architettura moderna, che non vide mai popolare i propri edifici perché troppo futuristico per l’epoca in cui li aveva immaginati; ci sono le influenze sottili ma dirompenti del De Stijl, con le grosse campiture di colori a contrasto sulle facciate delle costruzioni; c’è Le Corbusier con il suo Modulor e un’architettura finalmente tutta a misura d’uomo. 

Ma c’è di più.

C’è la capacità geniale e visionaria di Reggio di intravedere e tramandare un’epifania, la visione istantanea di un Aleph, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli che gli consente di squarciare il velo del possibile e mostrarci – simultaneamente – presente, passato, futuro, vicino e lontano. Ciascuna inquadratura è il fotogramma a volte distopico ma non sempre straniante di una pellicola in cui il regista-pittore sceglie sapientemente angolazioni e prospettive, conscio di possedere una certa capacità visionaria se non addirittura futuristica.

Nelle tele di Reggio si respira un’avanguardia purissima, che non è ribellione concettuale né ricerca spasmodica di novità, bensì è avanguardia di accostamenti, di orizzonti, di forme: è per questo che sono belle le forme, le più belle forme. Tutti concordano su questo, il bambino il selvaggio, il metafisico

Ed è proprio metafisica, nel suo senso primario di andare oltre, l’abilità dell’artista di immaginare e raffigurare oggi il futuro di domani: stazioni, strade e palazzi, segno tangibile del passaggio dell’uomo, ne anticipano se non già la scomparsa, quantomeno l’assenza.

Mauro Reggio porta così a compimento il miracolo dell’architettura umana, poiché, appunto, la rende veramente tale: da scienza la eleva ad arte e come arte la fornisce di una buona dose di téchne, sia nell’esecuzione che nella rappresentazione; ma, più di ogni altra cosa, la fa portavoce di un messaggio ancestrale, la carica di tensioni. Non c’è l’uomo nell’arte di Reggio, ma c’è ciò che egli ha costruito perché durasse, c’è il sentimento più volatile ma più duraturo di tutti: la speranza innata del domani. L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione […] La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere.

Mauro Reggio

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