“Ri-tratti” – collettiva a cura di Alessia Ferraro

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Quando
Date(s) - 01/06/2018 - 07/06/2018
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Dove
Medina Roma


Ri-tratti a cura di Alessia Ferraro

Dal 1 al 7 Giugno 2018 presso gli Spazi Espositivi Medina Roma una collettiva dal titolo Ri-tratti a cura della Dott.ssa Alessia FerraroIl progetto espositivo ha come obiettivo quello di mettere in risalto il genere artistico del ritratto. La funzione del ritratto è da sempre quella di tramandare e preservare la memoria collettiva immortalandola in eterno e imprimendo la fisionomia di popoli e culture nelle menti di chi guarda.  

Artisti in mostra:

  • Roberto Bramati
  • Agostino Colella
  • Gianmaria D’Andrea
  • Riccardo Fabiani
  • Barbara Maresti
  • Cristina Ricatti
  • Paolo Scafetti
  • Antonella Torquati
  • Giovanni Trimani

Saranno in mostra anche le borse realizzate da Alessandra Biagi della linea AB BAGS .

Vernissage: Venerdì 1 Giugno ore 18:00

Apertura al pubblico: Lun-Giov 10:00-13:00 e 15:00-19:00

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Ri-Tratti, per vedere occorre rivedere.

Volti, occhi, labbra, mani. Siamo soliti incrociarli ogni giorno sul nostro cammino. Li abbiamo attorno quando veniamo costretti all’immobilità in coda al supermercato e ci sembrano addirittura troppi per il nostro poco tempo. Alle volte disegnano folle informi, altre malinconiche solitudini, eppure non riusciamo mai a scrutarli veramente con attenzione. L’artista, che sceglie il ritratto come forma espressiva, ha la capacità di entrare in profondo contatto con l’animo di chi trasferisce sul supporto; riversando la propria idea di bellezza in un soggetto concreto, depauperandola da qualsiasi astrazione. Proprio cosí nasce l’arte che incanta ad osservarla.

Ritrarre è un’esperienza in grado di creare un legame che può cambiare significativamente il creatore e la sua fonte d’ispirazione; poichè implica prendersi del tempo per conoscersi.

Soffermarsi a scoprire quante sono le linee che scolpiscono un volto; quante sfumature invadono gli occhi ogni volta che si sorride e quanta storia si nasconde tra le pieghe della pelle. Il ritratto ha la capacità e l’arduo compito di conservare la memoria nel tempo e di riuscire a riportare l’essere umano al centro della riflessione collettiva. Una riflessione che acquisisce immenso valore in un momento storico in cui l’autorappresentazione superficiale e spasmodica di se stessi abolisce ogni profondità e impone di mettere in mostra solo il lato migliore per essere considerati dal mondo.

L’artista, mentre definisce i contorni di un volto, ribalta quest’ottica asettica e surreale e mette, invece, coraggiosamente in risalto anche le imperfezioni, perchè sono loro a rendere autentiche le nostre vite.

Ci ricorda che non esiste un lato da celare nell’ombra, come non esistono emozioni realmente dannose o giornate da dimenticare. Afferma, nella matericità delle sue pennellate, tutta la consistenza di un’esistenza; mette a fuoco ogni piccolo dettaglio che racconta il nostro passato, in una sintesi in cui giusto e sbagliato cessa di esistere per lasciare spazio solo alla bellezza intesa come interezza esperienziale.   È un osservatore attento, che riesce a cogliere non solo l’esteriorità del soggetto rappresentato; ma anche i suoi tratti più intimi, quelli che non appaiono subito quando incrociamo distrattamente un volto per strada, e a farli emergere in superficie.

L’artista disegna una magia, rendendo visibile all’osservatore quello che spesso è invisibile a una prima occhiata, permettendoci, cosí, di creare un interessante collegamento etimologico con la parola latina “trahere”, che serba in se la promessa di “tirare fuori”.

Evitando la mera stilizzazione delle forme e stabilendo un profondo contatto con l’animo; riporta, infatti, alla luce la reale immagine dell’essere umano; quella che nessun preconfezionato e fugace autoscatto è in grado di cristallizzare nel tempo. Questa antichissima, ma ancora attuale, forma d’arte esprime sia la volontà di mostrare e raccontare l’uomo, sia quella di prestarvi attenzione.

Nulla è seducente come la nostra immagine riflessa negli occhi di un artista; poichè egli è l’unico a scavare in profondità nella convinzione che, a volte; le cose più belle e reali sono quelle che non si vedono a un primo sguardo.

a cura di Alessia Ferraro